A Londra hanno trasformato la campagna degli occhiali intelligenti di Meta in una potente azione di guerrilla marketing. Usando la faccia scheletrica ripresa dal cult di Carpenter “Essi Vivono” con la scritta: “We’re always watching” (“Ti stiamo sempre osservando”).

Il vero paradosso è che cercano di vendere la sorveglianza come fosse un accessorio di moda. Non basta più raccogliere i nostri dati online: ora vogliono trasformare ogni persona in una telecamera ambulante

rilanciato in @sicurezza

  • Elena Brescacin@poliversity.it
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    18 days ago

    @citizenk @filippodb @sicurezza Ne ho sentito parlare ieri in altro post su questa campagna. E mi immalinconisce constatare quanto si continui a parlare di divieti, boicottaggi, ecc senza mai prendersi lo spazio per mettere sul tavolo anche il fatto che queste tecnologie (dispositivi indossabili) per le persone con disabilità sensoriale e cognitiva possono essere come delle protesi. Vedenti che decidono di stigmatizzare gli occhiali con fotocamera a prescindere, senza sentire la nostra opinione. Vigliacchi. Ci lasciano fuori dai giochi, così noi restiamo senza difesa. Se si decide “vietiamo gli occhiali per il danno alla riservatezza”, danno assolutamente presente e pericoloso, se una persona cieca li indossa per farsi descrivere i reperti di un museo chiusi in una teca o una persona sorda legge i testi scritti dagli occhiali (quelli con display) poi veniamo trattati anche noi come potenziali spie. E non possiamo difenderci né da questo, né tanto meno dalla sorveglianza isterica di massa a cui Meta ci espone, e che anzi ci usa per rendere questa tecnologia sregolata anche, perché no, trattando noi come cavalli di Troia -tipo i bambini kamikaze-.
    Invece noi vorremmo qualcosa di più. Dispositivi indossabili con tecnologie locali, cifrate, che ci possano aiutare tenendo al sicuro la riservatezza nostra e altrui. Obbligo di feedback visivo e audio per esempio, e se li modifichi sono inutilizzabili per esempio…